EARTH dal migliore al peggiore
Gli album della band culto Earth preferiti da B-Sides Magazine.
Una carrellata nella loro carriera, dagli esordi drone, in cui dominava il basso frasutono delle chitarre distrote, agli ultimi lavori desert rock ispirati agli iconici spazi, reali o immaginari, del selvaggio West.

Earth 2: Special Low Frequency Version – 1993
Il mio preferito! Un caposaldo della musica drone/doom metal.
Seven Angels: un’apocalisse di distorsioni. Teeth of Lions Rule the Divine: criptica e funera. Like Gold and Faceted di un’infernale e sfinente monotonia quasi mistica.

Angels of Darkness, Demons of Light – 2011
Brani composti da pochi ripetuti riff. Le sonorità drone appartengono a un lontano passato. Un album molto melodico più vicino alla colonna sonora di Paris Texas firmata da Ry Cooder che a quella di Dead Man di Neil Young. Il violoncello di Lori Goldston è un valore aggiunto malinconico e crepuscolare. Unica pecca la lunghezza sfinente dell’album per dei brani così essenziali. Bellisima la lenta ballata Old Black.

Pentastar: In the Style of Demons – 1996
Abbandonate le sperimentazione autoreferenziali, gli Earth rilasciano questo album molto più rock senza abbandonare il suono pesantissimo che li contraddistingue e le distorsioni tipiche del primo periodo del gruppo. Si alternano epiche cavalcate drone, brani cantati e musiche ambient.
Lo consiglio come punto di partenza per conoscere la band di Seattle.

Hex Or Printing in the Infernal Method – 2005
Quinto album degli Earth considerato lo spartiacque fra i precedenti lavori dominati dalle distorsioni e i successivi più puliti e basati su riff ossessivi molto più desert rock. Molto cupo e satanico.
L’album è ispirato al caplovaro di Cromac McCarthy Blood Meridian. Il titolo di ogni canzone è una frase tratta dal libro.

Primitive and Deadly – 2014
L’album più accessibile, ma non per questo meno bello. Per gli amanti della musica stoner. Ottima la prima traccia Torn by the Fox of the Crescent Moon costruita da riff assillanti e sonorità pesantissime che ricordano i Black Sabbath.
Perfetta la voce di Mark Lanegan in There Is a Serpent Coming e Rooks Across The Gates. Rabia Shaheen Qazi, invece, canta nel brano From the Zodiacal Ligh.
Evocativa la cover della fotografa e artista Samantha Muljat.

Bees Made Honey In The Lion’s Skull – 2008
Un album, a mio avviso, sopravvalutato. Suoni folk western. Steve Moore alle tastiere aggiunge anche un lieve tocco psichedelico.
Spicca uno dei migliori pezzi degli Earth: Omens And Portents I: The Driver una lenta e demonica passeggita nel deserto.
La bella illustrazione in copertina è di Arik Roper.

Full upon Her Burning Lips – 2019
Nonostane abbia rivalutato recentemente questo lavoro, pochi sono i momenti veramente interessanti. Nessuna novità, sembra tutto materiale riciclato tranne l’ottimo brano di apertura Datura’s Crimson Veils dilatato, però, inutilmente a 12 minuti.

Angels of Darkness, Demons of Light II – 2012
Un album lento, sommesso, malinconico. In questa seconda parte del doppio album Angels of Darkness, Demons of Light la presenza della brava Lori Goldston al violoncello non basta a salvarmi dalla noia.
Le canzoni si mescolano una nell’altra in unico ipnotico immaginario desertico senza nessun colpo di genio.
Molto belle entrambe le copertine del doppio album disegnate da Stacey Rozich.

Phase 3: Thrones and Dominions – 1995
Album indeciso fra la sperimentazione e formati più vicini al classico brano musicale. Le percussioni iniziano a prendere il loro spazio, ma alla fine l’unico pezzo che mi piace è Site Specific Carnivorous Occurrence.

Extra-Capsular Extraction – 1990
Acerbo e molto sperimentale. Solo per fan accaniti.

Divine and Bright – 1995
Ricordato solo per Kurt Cobain che presta la sua voce in un brano.
Noioso e incncludente.

Hibernaculum – 2007
Album inutile e autoreferenziale che contiene riarrangiamenti di vecchi pezzi.

